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News

 C0MUNICATO STAMPA

 

Si rende noto che, venuti in possesso del testo approvato di recente dal Consiglio Regionale del Piemonte riguardante la nuova legge sulla Caccia, si è immediatamente provveduto a dare incarico ai nostri legali di fiducia per un’attenta analisi dell’articolato disposto e soprattutto, appena la legge sarà pubblicata ed avrà ufficialità, di valutare le azioni da intraprendere nel più breve tempo possibile specialmente nelle parti che riteniamo siano incostituzionali.

Rimaniamo altresì in attesa dell’udienza del Consiglio di Stato già fissata per il 13 settembre p.v. riguardante la legalità circa gli accorpamenti degli ATC e dei CA, e del divieto di far parte di Comitati di Gestione per chi esercita attività ricadente in altre categorie, ed infine, del pronunciamento della Corte Costituzionale in merito alla legalità del divieto esercitato dalla Regione su diverse specie cacciabili.

Torino 20 giugno 2018

 

 

FESTA DEL CACCIATORE PIEMONTESE

 

Nasce la "Festa del Cacciatore Piemontese".

La prima edizione si terrà ad Usseglio, nelle Valli di Lanzo, il 18 settembre 2016

scarica qui il volantino   

 

ULTIMA ORA

Ricorso della Federazione Italiana della Caccia contro la Regione Piemonte.

Presentato un nuovo ricorso contro la regione sul calendario venatorio 2016/17 e sul divieto di cacciare pernice bianca, lepre variabile ed allodola.

scarica qui il ricorso completo     

 

 

Il 10 giugno 2016 il mondo venatorio piemontese scende in piazza!

 RISPETTO

Venerdì 10 giugno 2016 il mondo venatorio si ritroverà a Torino per manifestare il proprio dissenso nei confronti di un’amministrazione regionale che non mostra più alcun rispetto verso i diritti dei 25.000 cacciatori piemontesi, discriminati e penalizzati come non capita altrove. 

L’appuntamento è in Piazza Castello, alle ore 10.30, davanti a Palazzo Madama; da lì alle 11.00 partirà il nostro corteo che, civile ed ordinato, percorrerà un breve tratto di via Pietro Micca e via Arsenale, per raggiungere il Consiglio Regionale del Piemonte, sito in via Alfieri 15.

La manifestazione, aperta a tutti i cacciatori e alle loro famiglie, è stata organizzata da Federcaccia Piemonte, ANLC, Enalcaccia, EPS, Anuu Migratoristi.

Chi volesse informazioni in merito può contattare le sedi comunali o provinciali delle medesime associazioni.

 Vi aspettiamo a Torino, il 10 giugno. Saremo tanti!

Scarica qui il volantino    


 FEDERCACCIA PIEMONTE INCONTRA PRESIDENTI E CONSIGLIERI COMUNALI

 

Torino, 24 marzo 2016 

Ieri sera, presso la sede provinciale e regionale di Federcaccia Piemonte, in via Mantova a Torino, si è tenuto un incontro tra dirigenti locali dell'Associazione Venatoria.
Sala gremitissima, con molti rappresentanti Federcaccia costretti a seguire gli interventi in piedi, e presidenti e consiglieri comunali giunti un po' da tutte le province piemontesi.
L'incontro è stato proposto e voluto dai vertici regionali, estendendo l'invito ad un gran numero di persone, al fine d'aggiornare i propri associati su recenti ed importanti sviluppi di questioni legate all'attività venatoria in Piemonte.
Il presidente regionale Bruno Morena, e il vice Alessandro Bassignana, hanno relazionato su incontri avvenuti in Regione, ed in particolare sull'audizione presso la III Commissione permanente del Consiglio regionale del Piemonte per la presentazione di osservazioni alle tre proposte di legge sull'attività venatoria all'esame degli organi legislativi subalpini, e dell'incontro avvenuto con l'Assessore Giorgio Ferrero in riferimento al calendario venatorio 2016/17, prossimo all'uscita.

Federcaccia Piemonte, insieme a ANLC, Enalacaccia, EPS ed Anuu Migratoristi, ha presentato osservazioni alle proposte di legge, dichiarandone irricevibile una, quella del Movimento 5 stelle, e valutando con attenzione le altre due, quella voluta dall'Assessore Ferrero e dalla maggioranza che governa la Regione, e l'altra presentata da alcuni consiglieri di centrodestra, attualmente all'opposizione. I documenti sono tutti rinvenibili sul sito di Federcaccia Piemontewww.federcacciapiemonte.it
E' stato precisato come Federcaccia, unitamente ad altre Associazioni Venatorie (riconosciute ai sensi della l.157/92) abbia presentato le sue puntuali osservazioni alla bozza di calendario, giudicata insufficiente ed insoddisfacente, chiedendo all'Assessore di intervenire sul documento, modificandolo ed allineandolo a quello delle altre regioni italiane. 
Qualora nulla s'ottenesse, memori del recente passato e della pressoché nulla volontà politica d'assecondare le legittime richieste dei cacciatori piemontesi, è stato chiesto ai presenti in sala d'esprimere la loro contrarietà in merito ad un'eventuale manifestazione di protesta da tenersi quanto prima, mobilitando i cacciatori piemontesi.
Nessuna mano s'è alzata, nessun dissenso, a testimoniare quale sia il "sentiment" attuale del mondo venatorio piemontese, la rabbia e la frustrazione per una situazione che regolarmente, e sistematicamente, penalizza caccia e cacciatori della nostra Regione.

Molte le domande, le curiosità soddisfatte, ma c'è stato anche tempo per discutere di lupo, argomento spinoso e...tabù, che sta spaccando anche il mondo politico e l'opinione pubblica, ma da sempre che vede Federcaccia Piemonte attiva e responsabile a fianco del mondo agricolo, di comunità rurali e alpine e anche dell'ambientalismo non fanatico e fazioso.
Le continue notizie di avvistamenti, le ripetute predazioni ai danni di fauna selvatica e domestica, i rinvenimenti di lupi morti un po' ovunque, e anche ai confini di città come Torino e Alessandria,ed ora le prime testimonianze di attacchi all'uomo, inducono Federcaccia a chiedere la massima attenzione al problema, e senso di responsabilità a tutti.
Il lupo è animale protetto, ancora "particolarmente protetto" e risorsa importante a testimonianza di eccellente biodiversità dell'ambiente piemontese, ma non deve diventare un problema, un pericolo per le attività economiche e per l'uomo stesso; il lupo, come ogni altro selvatico non a rischio estinzione (e lui certamente non lo è più) va gestito. Chi lo dovrà fare non compete noi dirlo perché, s'è fortemente ribadito il concetto: noi non vogliamo cacciare il lupo, noi vogliamo cacciare ben altro, quello che le leggi nazionali ci consentono e, spesso e volentieri, Regione Piemonte ci nega, vieta con assurdi provvedimenti.

Si è puntualizzata la necessità d'avere dati aggiornati e credibili, reali, sulla consistenza del nostro straordinario patrimonio faunistico, invitando presidenti e consiglieri a farsi promotori di maggior sensibilità al problema da parte di tutti i cacciatori; molto probabilmente in futuro si caccerà solo se si potrà dimostrare che esistono i selvatici, sono in numero sufficiente a garantirne prelievo accettabile e sostenibile, tale da non mettere a rischio alcuna specie. Le scienza e i dati sono la carta che dobbiamo calare sul tavolo, quello che servirà a tappar la bocca a critici e...detrattori a prescindere.
Solo così la caccia piemontese sopravviverà, perpetrando quell'enorme carico di storia, tradizioni, cultura che nonni e padri ci hanno consegnato e noi abbiamo il dovere di lasciare intatto, se non migliorato, a figli e nipoti.
Eh sì, perché questo ancor non l'avevamo detto ma in sala c'erano molti giovani, preparati, attenti, curiosi: il nostro futuro!

Un plauso particolare da parte di Federcaccia Piemonte al presidente provinciale di Torino Aldo Falchero, padrone di casa ed ospite eccellente, che ci ha consentito di organizzare questa bellissima serata.
Un grazie a tutti coloro che hanno partecipato, a quelli che non hanno potuto venire sino a Torino e pure a coloro che, non credendoci, nemmeno hanno pensato di farlo. 
Ieri sera a Torino ha vinto la Caccia.

 

Federcaccia Piemonte

 

AUDIZIONE IN REGIONE SULLA NUOVA LEGGE 

Il giorno 10 marzo 2016 si è tenuta presso l’Aula Consiliare di Regione Piemonte un’audizione delle parti interessate alla nuova legge regionale sull’attività venatoria.

Tre erano le proposte da esaminare e su cui presentare osservazioni, una presentata dalla Giunta in carica, le altre due una a firma dei consiglieri di Forza Italia e l’altra di quelli del Movimento 5 stelle.

Federcaccia Piemonte ha partecipato, presentando le sue osservazioni ed un documento politico di sintesi, unitamente ad altre quattro Associazioni Venatorie Riconosciute ai sensi della l.157/92: A.N.L.C., Enalcaccia, E.P.S., Anuu Migratoristi.

Erano presenti rappresentanti di ATC e CA e per il mondo agricolo Coldiretti e Confagricoltura, oltre a diversi esponenti del mondo animalista più estremo e di quello ambientalista.

Qui allegati documento di sintesi e proposte di legge commentate dalle Associazioni Venatorie secondo le modalità riportate nello stesso documento.

Testo_definitivo_osservazioni_DDL_182                       Sintesi_finale-provvedimenti_legislativi          

Proposta di legge regionale n. 196                             Testo_definitivo_proposte_modifica_PDL_n.32   

  

2016, L’ANNO…DEL LUPO?

No, cari amici, questo non è lo zodiaco cinese che attribuisce all’anno che arriva il legame con un animale, dodici in tutto, passando dal bufalo al topo, dalla tigre al drago, e poi il maiale e la lepre a noi tanto cara, e così via; dodici segni dunque, quelli dell’oroscopo del Celeste Impero, legati al calendario lunare introdotto quasi 5.000 anni, tutti pronti a rivaleggiare con i nostri arieti, capricorni, sagittari o pesci, anche loro una dozzina, in un valzer di credenze e superstizioni popolari.

Questo potrebbe invece essere l’anno del lupo, ma secondo lo zodiaco…torinese, o se preferite quello piemontese, ligure, toscano od emiliano-romagnolo, veneto, lucano, campano o calabrese.

Eh sì, perché il 2016 subalpino inizia all’insegna dell’antico predatore che ululando ha tormentato sonni ed esistenze di generazioni di alpigiani, contadini e popolani; quel lupo che cacciato per secoli era sparito dalle Alpi all’inizio del Novecento, ed ora vi è tornato, numeroso. Ovunque, lungo lo stivale e la corona alpina.

Come ciò sia potuto avvenire è fonte di infinite polemiche e dibattiti, tra chi crede alle migrazioni spontanee dall’appenino abruzzese, e chi invece sospetta di interventi a supporto di questi spostamenti. Non è di questo che voglio parlarvi oggi, ma resta il fatto che il lupo ormai è un business importante, con milioni di euro dedicati a progetti e studi, a pagare robusti stipendi e numerose consulenze; soldi pubblici e soldi dell’Europa, destinati al predatore ma senza che di questo si sappia poi molto: quanti sono i lupi? Dove sono? Potrebbero diventare pericolosi? Potrebbero attaccare anche l’uomo (così come hanno sempre fatto…)?

Ezechiele non è in espansione solo da noi, in Piemonte e in Italia, ma in tutta l'Europa, solo che altrove chi li studia per mestiere ne conosce il numero esatto, a quale branco appartengano, quali spostamenti facciano, e, specialmente, sa cosa fare per affrontare adeguatamente il problema.

I lupi ormai si cacciano oltralpe, in Francia, e poi in Spagna, in Svezia e Norvegia, e pure in Svizzera, dove il lupo è tollerato sino ad un certo numero di predazioni, quasi una franchigia; oltre…meglio non passi più da quelle parti!

Qui da noi, il paese che ne garantì la sopravvivenza quando erano specie a rischio (ora non lo sono più, e le leggi, comprese la 157/92 e la Convenzione di Berna dovrebbero prenderne atto), nulla si sa di preciso sul loro numero: qualcuno dice siano da 1.700 a 1.900 in tutt’Italia, altri al contrario parlano di una consistenza doppia o tripla, ma resta il fatto che dalle montagne piemontesi, dove…riapparvero miracolosamente oltre vent’anni fa, i lupi si sono spinti in collina, quella torinese ad esempio, e pure in pianura, sempre a ridosso della città della FIAT.

Quasi tre anni fa un giovane lupo restò intrappolato in un laccio a Trana, zona altamente antropizzata nella seconda cintura della prima capitale italiana, mentre un altro, un giovane in dispersione, fu investito due anni fa sulla provinciale che collega Volvera ad Airasca, cittadine industriali dell’hinterland torinese, a due passi da capannoni ed abitazioni.

Ma fu a fine marzo 2015 che accadde l’incredibile: un lupo, maschio e di imponente corporatura, fu immortalato da una foto-trappola notturna sulla collina di Torino, a Cavoretto, tra le belle ville della borghesia locale.

Fummo noi a trovare il filmato su Facebook, pubblicato sulla bacheca di un amico che l’aveva catturato nelle sue navigazioni notturne sul web. Alla sera quelle immagini sparirono, chissà perché, ma si decise comunque di segnalare il fatto alla Città Metropolitana.

Iniziò un rimbalzarsi di notizie, tra conferme e smentite, ma del filmato nessuna novità salvo il fatto che si capì subito come in pochi avessero interesse a divulgarlo. Informammo anche RAI 3, che poté vedere le immagini, ma venne successivamente invitata a non pubblicarle, nemmeno a parlarne per non creare allarmismo; e così la vera notizia era che in realtà …non si voleva dare la notizia!

Fortunatamente La Stampa, grazie a noi, riuscì a pubblicare un paio di foto, frammenti della registrazione notturna, e la diga franò: due giorni dopo saltò fuori tutto, la verità in primo luogo, e venne confermato l’avvistamento.

Si seppe poi che in tanti avevano potuto visionare la registrazione: dal mondo accademico alla politica locale, ma evidentemente la consegna era quella di non dare il classico avvertimento di… attenti al lupo!

Ci chiedemmo a lungo cosa sarebbe accaduto se in quei giorni la fiera avesse addentato qualcuno, non necessariamente un bipede intelligente o stupido che fosse, ma anche solo un quattrozampe imprudente, magari uno di quei cagnetti da compagnia che la madame della collina tengono a fianco, al calduccio e sul sofà del salotto, tra cuscini di raso, velluti e peluche, nemmeno fossero bambini.

Ma si sa, qui da noi ci si attiva nell’emergenza e le coscienze si muovono solo di fronte al morto e quello… per fortuna di noi tutti, e per adesso, non è ancora arrivato.

I lupi però sì, quelli si muovono parecchio, senza sosta perché debbono mangiare, avvistati ogni giorno da margari e allevatori, pastori e montanari, cacciatori e cercatori di funghi, escursionisti e bikers, insomma da un sacco di gente che frequenta monti, colline e pianure della nostra regione.

L’ultimo, eclatante, è solo di qualche giorno fa, alla periferia di Settimo Torinese, nuovamente nell’hinterland della grande città piemontese.

http://www.lastampa.it/2015/12/29/multimedia/cronaca/avvistato-un-branco-di-lupi-alle-porte-di-settimo-torinese-TB5FKPJWxMBQfVkctSfzqO/pagina.html

Tre…canidi, con evidenti fattezze lupoidi, sono stati filmati da nostri amici cacciatori, federcacciatori, nel pieno della notte.

Gli animali si sono fatti seguire per un lungo tratto, illuminati dai fari dell’auto e per nulla preoccupati da quella scorta, semmai infastiditi da presenze umane un po’…rumorose.

“Attento socio, ha fatto i denti…” ha esclamato ad un certo punto uno dei cacciatori, quasi ad indicare una reazione rabbiosa del…tranquillo cucciolotto!

“Sono cani lupo cecoslovacchi” ha poi detto qualcuno giorni dopo, certo uno di quei famosi esperti che i lupi li hanno visti su internet e mai dal vivo e riferiscono pareri altrui, perché gli atteggiamenti e la morfologia di quei quaranta chili muscoli, ossa e pelo raccontavano invece una storia molto diversa: quella antica fatta di predazioni ed ululati notturni, persecuzioni e paure ataviche!

Se però fosse così, e quelli fossero cani c’è da chiedersi perché non siano arrivate smentite pubbliche e cosa si aspetti a cercare l’idiota che li ha lasciati vagare liberi, in tre, in piena notte!  Perché non si trova quest’imbecille e lo si denuncia per…omessa custodia? E cosa aspetta la politica a dirci cosa ne pensa lei, e se ritiene di fare qualcosa o prendere provvedimenti per salvaguardare l’incolumità pubblica? Cosa aspettano la Città Metropolitana, quelle di Torino e Settimo, la Regione? Il morto?

Invece silenzio, silenzio assoluto, e intanto qualcun altro, lì od altrove, li avvisterà nuovamente, fotograferà le loro sagome o filmerà qualche altra incursione notturna, s’entusiasmerà o impaurirà; qualcuno magari subirà nuove predazioni, come quelle documentate dal filmato qui allegato; perderà pecore o capre, bovini, animali d’affezione e non saprà chi ringraziare, da chi farsi risarcire.

https://www.youtube.com/watch?v=rEBDgFn4TFU

Non sappiamo se mai accadrà qualcosa di spiacevole ad una persona; non sappiamo nemmeno se sarà…cristiano o meno, bianco o nero, giovane o vecchio, uomo o donna; nemmeno possiamo immaginare quando accadrà, ma di questo passo tra non molto gli ululati del lupo saranno udibili anche dalle parti della Mole Antonelliana o della Fiat Mirafiori.

Dormano, dormano pure i nostri politici, dormano sonni tranquilli e non s’inquietino affatto, a loro sì che ci sentiamo d’augurare davvero un fantastico 2016. Quello dispensato con il rituale…in bocca al lupo!

 https://www.youtube.com/watch?v=UfNYhOdx6is

 

 

STAGIONE VENATORIA 2015-16: CRONACA DI UN ANNO INCREDIBILE

Amici Federcacciatori tra poche settimane terminerà la stagione venatoria piemontese 2015/16 e doppiette e carabine verranno riposte negli armadietti blindati, i cani se ne staranno quieti in box e serragli e le domeniche di tanti appassionati torneranno ad essere un giorno di riposo da vivere in tranquillità, non quelle della sana passione che agita i sonni della vigilia d’un giorno di caccia, accompagnandoci per quasi tre mesi all’anno. Succede così ad ogni dicembre e per Federcaccia Piemonte diventa occasione propizia per fare bilanci, raccontarvi tutto quanto avvenuto di buono o quello che invece non ha funzionato bene, cosa ci si aspetta per il futuro; ciò vale per tutti noi e per quegli avvenimenti importanti che normalmente incrociano la vita, come la famiglia e gli affetti, il lavoro o la salute, ma vale anche per le cose più lievi come la caccia, che, già l’abbiamo detto, in fondo non è che una passione e come tale dovrebbe essere sempre vissuta. Per questa ragione avremmo voluto scriverne con pacatezza, quel senso di dolce-amaro che accompagna gli ultimi giorni di un viaggio appassionante o di una vacanza che si conclude; avremmo voluto farlo con l’entusiasmo di chi vuol rendere partecipi gli altri dell’esperienze vissute; avremmo voluto raccontarvelo con l’occhio rivolto al futuro, alla stagione che verrà, prospettandovi miglioramenti per la nostra attività; avremmo voluto farlo in termini positivi, perché è quanto v’aspettate da noi; avremmo voluto ma, davvero, non ci è stato possibile. Lo scrivemmo dodici mesi fa, nella nostra circolare informativa “il nuovo Cacciatore Piemontese”, lanciando l’allarme per le prime assurde decisioni di giunta e assessore insediati da poco, ma subito capaci di distinguersi per il loro vigoroso appoggio alle istanze animal-ambientaliste che in Piemonte sembrerebbero sempre trovare terreno fertile, e un qualche politico pronto a cavalcarle per interessi di bottega, o per pagare pregressi debiti elettorali. Fu con la chiusura della caccia a pernice bianca e lepre variabile che amaramente capimmo quale aria tirasse in Piazza Castello: quella di nuovi divieti. Reagimmo e vincemmo di fronte al TAR, ma ciò fu del tutto inutile.  Replicammo all’incredibile cocciutaggine degli amministratori subalpini, facendo un nuovo ricorso e in primavera rivincemmo: due a zero dunque, e con la Regione costretta a pagare parte delle spese legali, ma nuovamente palla al centro e tempi supplementari perché nemmeno quel risultato venne accettato. Infatti era appena uscito il calendario venatorio 2015-16 che a quelle specie non consentiva più il prelievo, altro che riapertura come prospettava il Tribunale Amministrativo Regionale; ovviamente le sorprese per noi non si erano limitate al dimezzamento di specie cacciabili della tipica fauna alpina (attività, occorre qui ricordare, da sempre nelle tradizioni venatorie piemontesi) perché l’assessore ci aveva riservato un trattamento davvero…di riguardo: apertura ad ottobre, e non alla terza di settembre come previsto dalla legge 157/92, nessuna preapertura, chiusure anticipate, carnieri ancora ridotti quando erano già i più scarsi d’Italia. A ciò s’aggiungeva un fatto incredibile, da raccontare ai posteri, mai avvenuto prima in oltre quarant’anni di storia della Regione Piemonte, un vulnus destinato a creare una frattura insanabile nei rapporti tra le parti: la mancata concertazione del calendario venatorio con le associazioni venatorie riconosciute, quelle che rappresentano il mondo venatorio secondo la legge italiana, vigente ed applicata ovunque fuorché da noi, la Regione che ha…unito l’Italia! Fummo subito rassicurati che prima dell’apertura della stagione esso sarebbe stato modificato, migliorato, ma noi, ancora scottati dalla vicenda “pernice bianca”, chiedemmo certezze, un impegno scritto da parte dell’assessore e non solo vuote parole. In risposta ricevemmo le solite promesse, dei forse, qualche chissà.  Qualcuno delle associazioni venatorie volle credergli, mettendosi di traverso e boicottando le nostre iniziative, sfasciando infine l’unità faticosamente costruita l’anno prima con la nascita del Coordinamento AAVV piemontese.  Com’era prevedibile non si giunse a nulla, e così a giugno passammo nuovamente all’azione, presentando ricorso anche sul calendario e scatenando le ire di corso Stati Uniti, che replicò con altre incredibili scorrettezze. Stesso copione, ma anche in quell’occasione vincemmo…con ampio margine, anche se questa volta la Regione non poté ignorarlo e fu costretta a prenderne atto, a causa dell’ordinanza del Tribunale Amministrativo Regionale che imponeva la modifica del documento votato il 13 aprile. La lezione era molta dura, si sperava bastasse. Non fu così! Credevamo d’aver già visto di tutto, ma quello non era che l’antipasto d’un pranzo indigesto perché da quel giorno iniziò un “ballon d’essai” di iniziative, con incontri che coinvolgevano le associazioni agricole, quelle ambientaliste ed un’unica associazione venatoria, guarda caso quella stessa che per “vicinanza politica”, la famosa tessera di partito in tasca preferita al tesserino venatorio, s’era sentita in dovere di non lasciar solo l’assessore, ma in questo modo tradendo i cacciatori, tanto da meritarsi l’espulsione dal già citato Coordinamento AAVV.  Il calendario venatorio cambiò più volte, non ricordiamo nemmeno più quante, con una frequenza impressionante e addirittura ridicola, quasi che ogni volta si volesse metterci sopra la classica pezza, sempre…peggiore del buco che avrebbe dovuto invece coprire. Sfortuna? Incapacità? Cattiveria nostra? Decidete un po’ voi. 

Finalmente iniziò la stagione, e per un po’ di tempo tutti noi dimenticammo che mentre i cacciatori esercitavamo la sana passione di sempre, chi cercando lepri e fagiani, chi cinghiali o caprioli, chi tordi o…badate bene…allodole, chi invece forcelli e persino pernici bianche, altrove, molto ben pagati e in confortevoli uffici pubblici, si lavorava alacremente, studiando come farla nuovamente pagare al mondo venatorio.  L’occasione c’era, ghiotta, da non farsi scappare: la nuova legge regionale! Mutilati com’eravamo per la stolta decisione di abrogare la legge regionale 70/96 (cancellata per non disputare un referendum che avremmo vinto alla grande) senza subito sostituirla con un’altra nuova e moderna, tutti abbiamo vissuto per alcune stagioni nel limbo dell’inconsapevole speranza valessero anche per noi quelle stesse regole che altrove consentono un normale esercizio dell’attività venatoria; e poi, mancando lo strumento regionale, provvisoriamente s’applicava la 157/92, certamente più permissiva della defunta 70/96.  La festa ora è finita, e l’incombenza di produrre il nuovo impianto legislativo destinato a durare anni, ahimè, è proprio toccata ad un’amministrazione poco amica dei cacciatori, e forse anche impreparata ad affrontare una materia tanta delicata, che coniuga i nostri interessi con quelli del mondo agricolo e dell’ambiente.  Il documento che determinerà il futuro della caccia in Piemonte alla fine è stato prodotto, e il disegno di legge votato alcune settimane fa, ma non è quello cui abbiamo lavorato anche noi, chiamati a proporre e raramente ascoltati: noi l’avremmo voluto molto diverso.  Ora inizierà l’iter di legge, e la bozza potrà ancora essere corretta, emendata o modificata, ma già s’intravede quale sia la trama di fondo del tessuto, con articoli inseriti senza un preciso disegno organico, raffazzonati, quasi fossero un colorato patchwork, un copia-incolla realizzato usando materia altrui ed adattandola alle proprie esigenze politiche, poco chiare e certamente penalizzanti per il mondo venatorio. Alcune “polpette avvelenate” disseminate qua e là, capaci solo quelle di portare in pochi anni all’estinzione della specie…cacciatore piemontese, o quantomeno di trasformarlo in un nerboruto selecontrollore, con carabina sempre tarata e pronto a fulminare ogni cinghiale osi avvicinare campi e coltivi della nostra Regione. Solo ciò pare interessare lor signori! Eh no cari amici, la caccia non è questo, è ben altro, e Federcaccia Piemonte vuole difendere i diritti di tutti i praticanti, non solo quelli che vanno a genio all’assessore o suoi amici, ma pure di quanti vogliono consumarsi le suole degli scarponi per cacciare a filo dei tremila metri, di altri che amano la migratoria e vorrebbero cimentarsi in quella, di coloro che godono anche solo a vedere le azioni del proprio cane. Proprio mentre si presentava il disegno di legge, nello stesso edificio e con un micidiale e vergognoso colpo di mano (altri “cacciatori” l’hanno definito un blitz, e curiosamente sono proprio coloro che prima li avevano appoggiati, ed ora potrebbero essersi pentiti, anzi…arci-pentiti!), che sa pure di vigliaccata, passava un emendamento di legge votato a larghissima maggioranza (o, sempre come scrivono quegli altri, a…maggioranza allargata!)e che vieta la caccia a pernice bianca, lepre variabile e allodola.  Questa non è che l’anticipazione di quanto potrebbe accadere in un prossimo futuro con una legge che, ora come ora, consegnerebbe delega in bianco ad assessore e giunta, mettendoli in condizione di vietare ad ogni nuova stagione una specie in più, regalandola agli animalisti e svuotando così l’attività venatoria rispetto a quella conosciuta e praticata da generazioni di piemontesi.  Un vero disastro, ma noi certo non staremo con le mani in mano, anche dovessimo presentare altri ricorsi, o portare in piazza i cacciatori piemontesi. E non bisogna nemmeno tacere del tentativo, goffo anche se molto pericoloso, di accantonare i cacciatori dalla gestione di ATC e CA accorpandone subito, e prima che ciò avvenga con la nuova legge, i comitati di gestione. Dicono sia per contenere i costi, risparmiando soldi in un momento di difficoltà per le finanze regionali, ma noi ci chiediamo quali, visto che la partecipazione ai “cdg” è a titolo gratuito Quello che però ancora ci sfugge, e dunque vorremmo fosse spiegato con chiarezza, è quanto abbia speso la Regione, denari pubblici sia ben inteso, per resistere inutilmente ai tre ricorsi al TAR che li hanno sempre visti soccombenti. Noi sappiamo solo quello che è costato a noi, ma erano soldi dei cacciatori, mica dei contribuenti, e pensiamo che quelle risorse avrebbero dovuto essere destinate ad altro di più utile, magari proprio per pagare quei danni agricoli che già rimborsiamo integralmente noi cacciatori; precisiamo: ciò avviene solo dopo che la Regione ha trasferito ad ATC e CA gli…eurini incassati con la tassa regionale prima dell’apertura dai quasi 25.000 appassionati subalpini. La caccia è passione, l’abbiamo scritto all’inizio, ma di questo passo in Piemonte potrebbe svanire presto, insieme ad un bel pezzo di storia, cultura e tradizioni antiche di secoli. Vigileremo che non accada, anche il prossimo anno. 

Buon 2016 a voi tutti e alle vostre famiglie, e che sia anche foriero di soddisfazioni venatorie. Malgrado loro!  

 

NUOVA MODIFICA AL CALENDARIO VENATORIO 2015/16: CACCIATORI E...AVVOLTOI

Oggi la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore Ferrero, ha deliberato di modificare nuovamente il calendario venatorio 2015/16, recependo una parte delle richieste avanzate in più occasioni da FIDC e dal Coordinamento delle AAVV Piemontesi (FIDC, Italcaccia, Enalcaccia, Anuu, EPS, ANLC), e già ricomprese nel ricorso presentato avanti al TAR.

Ne prendiamo atto, dichiarandoci soddisfatti di come, seppur tardivamente, le nostre ragioni siano state accolte, e siamo lieti che i Cacciatori Piemontesi possano anticipare l'apertura della loro stagione venatoria.

Registriamo però il bizzarro comportamento di chi, pur rappresentando la categoria si è dissociato, boicottando l'azione del Coordinamento, mentre ora sembra voglia ascriversi meriti che non ha, dimenticando come senza il ricorso vinto al TAR Piemontese molto difficilmente i Cacciatori avrebbero viste riconosciute le proprie ragioni.

E' questo un comportamento che non comprendiamo e non accettiamo, tanto da provare un profondo senso di pietà, ma anche tanto disgusto per questi...opportunisti!

Ma forse la spiegazione è molto più semplice: trattandosi di materia venatoria esistono sì i...Cacciatori, quelli veri, che cercano le prede, le avvicinano e poi provano a farle proprie, ma poi vi sono anche quegli altri che vivono d'opportunismo, approfittando del lavoro altrui, talvolta cibandosi di carogne e dei resti che questi lasciano loro, proprio così come fanno gli avvoltoi.

Questi però, noi lo sappiamo, sono...avvoltoi tristi, molto tristi, perché sanno bene come in pochi siano disposti a credergli. E forse nemmeno tutti i loro!

 

CALENDARIO VENATORIO: DOBBIAMO VERGOGN...ARCI? 

I cacciatori piemontesi chiedono sempre più spesso se chi li rappresenta, o ne amministra l’attività, non debba vergognarsi, non essendo capace di ottenere quello che sarebbe il...minimo sindacale, e cioè regole ed un calendario venatorio quanto meno in linea con quelli d'ogni altro cacciatore italiano, od europeo.

Questi nostri colleghi hanno ragione e, restando alla sola materia venatoria, in Piemonte certo devono essere in molti a doversi vergognare.

Prima di tutto l'Assessore, capace com’è stato di farsi bastonare per ben tre volte consecutive dal TAR, senza ancor aver capito la lezione e vietando ai cacciatori piemontesi attività perfettamente lecite e altrove permesse; facendolo in più senza alcun supporto scientifico, ma solo sulla base di una spinta emotiva che certo lo renderebbe più adatto ad occupare un ipotetico...assessorato all'animalismo, piuttosto che quello alla caccia. E' vero che gli resta l'agricoltura, ma presto o tardi anche i contadini, persone robuste e pratiche, capaci di dissodare ettari di terreno senza batter ciglio, o lavorare per ore sotto tempesta o sole cocente, lo prenderanno a badilate, inseguendolo con il forcone se lui non saprà loro risolvere il problema che tanto li sta assillando: i danni, quelli causati dalla fauna, patrimonio indisponibile dello Stato, chi li paga?

Dovrebbe farlo lui, la Regione se preferite, ma sappiamo bene come le casse pubbliche siano ormai vuote, esauste, il bilancio quello fallimentare di chi ha sperperato o mal speso troppo a lungo, la solerzia nel farlo quella d'un pessimo pagatore.

E dire che i denari, eurini sonanti ed onestamente guadagnati, Giorgio Ferrero li avrebbe, tutti quelli necessari, avanzandone pure, come già li avevano i suoi predecessori. Li ha, e pure quest'anno ne incasserà ben più di quelli che dovrebbe pagare perché glieli danno proprio i cacciatori piemontesi, i più tartassati d'Italia, capaci di pagare per non ricevere nulla in cambio, sottoposti ad un salasso senza fine tutte le volte che pensano di rinnovare tesserino o porto d'armi, iscriversi ad un ATC o un CA, scegliere una forma particolare di caccia oppure chiedere la fascetta per abbattere un dannosissimo cinghiale o l’esile capriolo, animale ormai considerato nocivo quasi al pari dell'irsuto suide e capace di devastare un vigneto di uve pregiate con l'efficacia di un'improvvisa grandinata.

Ma no, il nostro Assessore non se ne cura affatto, imperterrito prosegue sulla sua strada, prono alle richieste di animalambientalisti, e sicuro che questi gli riserveranno un posto nella storia, magari nella loro "hall of fame" ove gli faranno imprimere l'orma della mano nel cemento. Anche noi ne siamo sicuri, e del simpatico amministratore astigiano certo conserveremo il ricordo; magari non lo stesso, ma il suo nome non ci abbandonerà più, divenendo tra noi popolare come quello, combinazione lo stesso, dell’inventore della Nutella tra i bambini!

Speriamo solo che il presidente Chiamparino ora non s'accorga che il suo stretto e fidato collaboratore, e così tanto da averlo incluso nel suo "listino" evitandogli l'ennesima bocciatura ai seggi, ancor non s'è distinto per l'azione repressiva sulla pesca, terza delle deleghe improvvidamente assegnategli, sollecitandolo ad agire. Diversamente saranno cavoli amari anche per loro.

La prossima settimana noi l’incontreremo, a cose già fatte, e già sappiamo cosa accadrà: nulla, a conferma della bontà della nostra idea di proporre il ricorso. L’unico dubbio che ancora ci resta, è relativo a qualcosa che capirete solo tra qualche manciata di secondi, leggendo il post sino alla fine.

Ma l’Assessore non è l’unico a doversi vergognare, perché come lui ci sono coloro che lo assistono o consigliano, incapaci di indicargli per tempo tutti gli ostacoli che si frappongono alla sua navigazione, quasi fossero voluminosi iceberg nel pieno dell'Oceano Atlantico, o scogli di fronte alla bella isola del Giglio. 

 

Alcuni di questi la caccia la conoscono, certuni la praticano pure, ma poi dimostrano tutta la loro impreparazione, un pressapochismo disarmante, quando debbono tradurla in regole, imponendo condizioni o redigendo calendari che sono diventati la gioia degli animalisti, ma pure d'avvocati e giudici amministrativi che così possono trovare materia su cui sbizzarrirsi, rendendo il loro ruolo utile, se non indispensabile, per garantire qualche straccio di diritto ai cacciatori.

Di certo non potremmo terminare quest'analisi senza fare un cenno proprio alle Associazioni Venatorie, quelle da cui i cacciatori s'aspettano di più e verso le quali sembrano pronti ad indirizzare quegli...sciami di piombo che non riescono più a riservare ai selvatici.

 

E qui bisogna subito fare una seria autocritica, ammettendo come spesso e volentieri sia stato così, e come troppe volte le AV non abbiano saputo difendere gli interessi dei loro associati, tanto da non esser sbagliato scrivere che fossero stati capaci ed incisivi come gli animalambientalisti sull'altro fronte, certo ora si potrebbe pensare di iniziare una normalissima stagione venatoria, di quelle che i nostri padri o i nostri nonni vivevano con regolarità, come il susseguirsi delle stagioni.

E' però doveroso fare delle precisazioni, porre dei distinguo, cercando di non fare di tutta l'erba un fascio.

Questo è un Gruppo Facebook amministrato da Federcaccia Piemonte, e dunque pare logico riferire di lei, delle sue azioni.

Da oltre un anno è operativo un Coordinamento delle AAVV Piemontesi, che riunisce, o riuniva, le associazioni riconosciute ai sensi della l.157/92 (FIDC, Enalcaccia, ANLC, EPS, Italcaccia, ANUU Migratoristi e...pure Arci Caccia).

Abbiamo lavorato molto, seppur talvolta con difficoltà legate a qualche interesse particolare, vuoi dell'uno o dell'altro, che cercava di portare acqua al proprio mulino, arrivando anche a surrogare quell'associazione che, pro tempore, avrebbe dovuto reggere la presidenza (era Arci Caccia); ma tiravamo avanti lo stesso, sapendo bene come a quel presidente regionale, e pure vice nazionale, la nomenklatura politico-venatoria che governa il loro mondo gli avesse steso attorno una ragnatela fitta e vischiosa che, salvo rare eccezioni, copriva tutta la Regione immobilizzandolo e frenando pure l’azione del Coordinamento.

Poi, d’un tratto, sono cambiati i musicanti e non la musica, e il vecchio presidente è sparito come le premature nevi d’ottobre quando poi esce il sole, e alle nostre riunione è iniziato il…festival dell’unità, con una volta l’uno, una quell’altro, a rappresentare Arci Caccia sino a che anche noi abbiamo capito. Non dove fosse finito il vecchio presidente, sia chiaro (e dai, suvvia, fate i buoni e ditecelo, che fine ha fatto? Corsi di recupero alle Frattocchie? Abiura in uno stadio dell’appennino ligure-piemontese?), ma che uno nuovo di zecca sarebbe presto giunto. E come in ogni conclave che si rispetti…chi entra papa esce cardinale, ed anche qui vi fu la sorpresa inattesa: nomina politica, nel pieno stile della casa, con candidato illustre ed onorevole, certo in linea con l’imperante pensiero che comanda ora in Regione Piemonte. Allineati e perfettamente coperti, tanto con le chiappe fuori restavano solo i 27.000 cacciatori piemontesi, tra i quali alcuni con in tasca la loro tessera, che di questa politica proprio non riescono a fidarsi.

Ciò nonostante abbiamo superato ostacoli e combattuto insieme, uniti, contro le prime...alzate d'ingegno dell'appena nominato Assessore Ferrero che aveva esordito con il botto, vietandoci la caccia a pernice bianca e lepre variabile.

Abbiamo perso giornate lavorative per contribuire alla redazione di una bozza di legge, cercando di smussare spigoli e negoziando miglioramenti (o evitando...drastici peggioramenti) là dove temevamo ci fossero problemi.

Abbiamo fatto tutto questo sino ad aprile, quando, senza interpellarci affatto, Giorgio Ferrero ha prodotto il peggior calendario di sempre.

Noi, subito l’abbiamo contestato, con forza, chiedendo ed ottenendo un incontro fissato molto in là nel tempo, e da cui nulla scaturì, se non un altro incontro spostato ancora più in là. Normalissima tattica dilatoria di chi ha deciso di non concedere, e intanto il tempo passava, e con questo il rischio di non poter più fare ricorso.

Ci fu pure la farsa del “tavolo di concertazione” con la LAC (Lega Anticaccia) invitata a sedersi con noi, per discutere di caccia e calendario. Capimmo l’antifona, ma ci rendemmo conto che qualcuno di noi…s’era già venduta la pelle dei cacciatori! Chi erano? Quale AV?

Facile! Gratta, gratta sotto la pelle dei dirigenti Arci Caccia salta fuori sempre fuori l’anima del politico o del sindacalista, parcheggiato lì a fine carriera, per gestir sole questioni venatorie; e che il vincolo che salda questi imperturbabili funzionari ai rispettivi partiti d’appartenenza sia indissolubile e indistruttibile, è d’evidenza…palmare, quasi come quella che domattina sorgerà nuovamente il sole e tramonterà la luna. Allora cos’altro dire in più se non fare loro i complimenti per quest’adesione fideistica al progetto comune e la…bieca e cieca…obbedienza agli ordini ricevuti, quel nostalgico…contrordine compagni…che ormai non arriva più, o quel…non capisco ma mi adeguo…che deve averne contraddistinto le esistenze (felici? Grigie? Questo non lo sappiamo, ma certo ben remunerate).

I loro dirigenti regionali, a quel momento ancora nel Coordinamento, avevano già deciso di trattare con la Regione, con l’Assessore che nulla aveva promesso e noi comunque sapevamo difficilmente avrebbe potuto mantenere.

Si fece il ricorso, con il concorso di molti ATC e CA, e si vinse nuovamente. Ferrero, come c’era d’aspettarsi, masticò amaro ma decise comunque di non mollare, limitandosi ad adempiere a quanto previsto dall’ordinanza TAR presentando il nuovo calendario con alcune novità: riapertura della caccia alla pernice bianca (che sola…valeva certo tutto il ricorso), preapertura alla tortora, anticipo della caccia al cinghiale al 27 settembre e anticipo al 1 ottobre per il fagiano, con la gustosissima gaffe compiuta quando ebbe a ripetere più volte “mercoledì 1 ottobre”, ignorando di fatto anche l’altro calendario quello…gregoriano! Il 1 ottobre cadrà, peccato per lui e per noi, di giovedì (ma questo lo si sapeva già da qualche secolo) e così quel giorno al bel colchide spareranno solo i fortunati che possono permettersi di farlo in un’azienda privata.

Continuò anche la guerra dei comunicati, iniziata al momento dello strappo, con gli…arcicaccini, pronti a riversare veleno e mistificare la verità.

L’ultimo loro, a firma della presidenza regionale e qui allegato, è a dir poco delirante, colmo d’inesattezze e d’accuse gratuite, certamente indirizzate in particolar modo a noi di Federcaccia Piemonte, ma offensive per tutti gli appassionati della nostra Regione.

Ormai siamo la spina nel fianco di questi pseudo-cacciatori che alla dignità del mondo venatorio piemontese hanno privilegiato la morbida acquiescenza alle bizzarre idee di un Assessore che, come già scritto, passerà alla storia.

Ci parlano di “unità”, appellandosi a questa, (ma forse dimentichi del fatto che loro ogni iniziativa battezzata dalla loro parte politica con quel nome – vedasi il famoso giornale, organo di partito - alla fine fallisce, con grande sperpero di soldi pubblici) mentre quella che sta davvero a cuore di tutti noi, l’unità del mondo venatorio, l’hanno a lungo minata, sin quasi a sbriciolarla. Non ci sono riusciti, e noi andiamo avanti spediti, in sei, assommando ad oltre il 90% dei cacciatori piemontesi.

Quelle loro folli e sconclusionate accuse ci scivolano via sulla pelle, come il sapone quando viene dilavato dall’acqua, certi che non sarà un’associazione venatoria con numeri destinati a diventare…prefisso telefonico, o con meno soci di quanti amici possa avere ciascuno di noi su Facebook, quella che potrà risolvere i problemi di caccia e cacciatori piemontesi; questo già a partire dalla stagione venatoria 2015/16.

Ora possiamo rispondervi: sì, davvero dobbiamo…vergogn-Arci!

 

 

 

 

TARIAMO LA CARABINA

Amici cacciatori, l'inizio della nostra stagione si sta avvicinando ed è il momento di controllare l'attrezzatura.
Chi caccerà con la carabina deve verificarne la taratura, collimarla perfettamente perché un'arma imprecisa può creare molti problemi, arrecando inutili sofferenze all'animale ferito malamente, o vanificando lunghi e faticosi avvicinamenti.

Federcaccia Piemonte invita tutti i cacciatori a recarsi ad un poligono specializzato per provare la propria arma, e per questo ha fatto una convenzione con "SOTTOTIRO", l'innovativo poligono coperto di Perosa Argentina (TO), all'imbocco della Val Chisone, pochi chilometri da Pinerolo.

Troverete qui allegato un coupon da scaricare e stampare. Consegnandolo avrete diritto ad una prova gratuita.  

                           

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 RICORSO AL TAR 

Torino, 18 giugno 2015

Ecco il Ricorso depositato al TAR contro il calendario venatorio 2015/16, per leggere tutto clicca sotto:

 

  

COMUNICATO STAMPA 

Il giorno 15 giugno 2015 è stato depositato l’annunciato ricorso contro il calendario venatorio 2015/16 approvato dalla Giunta della Regione Piemonte il 13 aprile 2015.

Le scriventi Associazioni avevano immediatamente manifestato la propria contrarietà verso un calendario incomprensibile, non concordato con il mondo venatorio e subito definito il peggiore di sempre, e che poneva per l’ennesima volta i cacciatori piemontesi all’ultimo posto tra gli appassionati italiani, penalizzati da limitazioni che non avevano alcuna ragione o riscontro tecnico-scientifico ed un ingiustificato ritardo nell’apertura della stagione di caccia.

Esperiti vari tentativi di accordo, volti ad ottenerne la modifica, ma tutti rivelatisi vani, non restava dunque che la strada della giustizia amministrativa.

ANUU Migratoristi, Italcaccia, FIDC, Enalcaccia, EPS, ANLC, a rappresentare la quasi totalità dei cacciatori piemontesi, ed un cospicuo numero di Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) e Comprensori Alpini (CA) della Regione Piemonte, si sono così rivolti al noto legale torinese Avv. Prof: Paolo Scaparone che già nell’ultimo anno aveva inflitto pesantissime sconfitte agli amministratori di Piazza Castello nella così detta vicenda “pernice bianca”, definitivamente chiusa con una schiacciante doppia vittoria dei ricorrenti sulla Regione, condannata anche a risarcire le spese e pagare eventuali danni.

Le scriventi Associazioni Venatorie hanno conferito con l’Assessore Giorgio Ferrero, comunicando la loro intenzione di adire a vie legali, ma segnalando nel contempo la loro disponibilità a proseguire in trattative che possano portare a modifica e miglioramento del calendario venatorio. Qualora venisse raggiunto un accordo ritenuto soddisfacente per i cacciatori piemontesi il ricorso verrà immediatamente ritirato, diversamente toccherà nuovamente al TAR Piemontese esprimersi per dirimere la questione.

Prosegue così il cammino di un mondo venatorio piemontese ancora compatto intorno a quei valori che sempre l’hanno contraddistinto, e doverosamente rispettoso verso coloro che con sacrificio ed impegno, anche economico, esercitano l’attività venatoria sul territorio regionale contribuendo in maniera determinante alla gestione del medesimo. 

Torino, 16 giugno 2015.

 

 

LETTERA APERTA AL MONDO AGRICOLO: CHI SEMINA VENTO…

Il 5 giugno negli uffici della Regione Piemonte è stato riunito il così detto “tavolo consultivo di coordinamento per la gestione faunistico-venatoria”, creato dall’Assessore Giorgio Ferrero con lo scopo di affrontare tematiche relative alla materia, o…forse anche solo per sopperire alle evidenti manchevolezze che hanno portato alla redazione del pessimo calendario venatorio 2015/16.

Erano presenti rappresentanti delle Associazioni Agricole, di quelle Animaliste e Ambientaliste, di ATC e CA e, naturalmente, anche delle Associazioni Venatorie.

L’incontro era l’ultimo della serie, preceduto da diversi altri tutti volti a cercare di ottenere dalla Regione Piemonte il rispetto che 27.000 cacciatori sanno di meritare, e rivendicano con forza.

Prima di quel giorno eravamo stati molto chiari, precisando come la misura fosse colma e la pazienza esaurita: volevamo risposte. Vere.

All’Assessore avevamo posto richieste molto precise, e dunque lui avrebbe dovuto raccontarci come intendesse modificare il peggior calendario di sempre della storia venatoria piemontese, e come risolvere il problema dei danni da fauna selvatica e del sostentamento economico di ATC e CA. Ma la nostra Regione da un pezzo ha perso la consuetudine al dialogo, imponendo le sue ragioni anche quando le motivazioni appaiono deboli, sono penalizzanti e rispondono solo più a logiche politiche, calcoli di bottega.

Si attaccano violentemente ATC e CA, come accaduto in Provincia di Cuneo, rimarcando il rifiuto di molti di questi ad organizzare la caccia di selezione al cinghiale, forma di prelievo che chiunque conosca anche solo l’ABC di queste cose reputa certo utile ma non sufficiente al controllo delle popolazioni del suide selvatico, e nello stesso tempo si castiga il mondo venatorio imponendogli un folle calendario venatorio, che taglia due settimane di attività venatoria a settembre, proprio nel pieno dei raccolti e quando nella nostra Regione solitamente s’abbattono migliaia d’animali. Un po’ come voler svuotare una vasca da bagno con la tazzina da caffè quando invece basterebbe togliere il tappo!

E poi lo stesso capriolo, specie ormai diffusa un po’ ovunque, e i cui danni aumentano di anno in anno, non risulta compreso tra le specie sottoposte a piani di contenimento dalla Regione, impedendo di fatto le forme di controllo auspicabili dal mondo agricolo.

Si chiede la nostra collaborazione, proponendoci…tavoli di concertazione comune, e poi il 5 giugno ci hanno fatto trovare di fronte niente meno che la Lega Anticaccia, che di dialogo con il mondo venatorio nemmeno vuol sentirne parlare.

Quel giorno, poi, delle tematiche della prossima stagione venatoria s’è detto poco o nulla; nemmeno s’è offerta la garanzia che i miglioramenti al calendario, da noi rivendicati sin allo sfinimento e ritenuti pregiudiziali al proseguimento delle trattative, sarebbero stati ottenuti.

Le Associazioni Venatorie dunque altro non hanno potuto che registrare l’ennesimo schiaffo morale da parte di un Assessore, Giorgio Ferrero, che all’Agricoltura somma pure le deleghe a Caccia e Pesca. Pur…dimenticandolo troppo spesso!

I nostri associati si sentono penalizzati, discriminati nemmeno fossero delinquenti a piede libero.

Il passo successivo, dunque, era non solo necessario, ma ampiamente annunciato: il ricorso al TAR.

L’Assessore lo sapeva benissimo ed ha scherzato con il fuoco, sulla pelle nostra e quella del mondo agricolo, che ora rischia di veder paralizzata l’unica attività che potrebbe offrire conforto e sollievo economico al lavoro di migliaia di coltivatori piemontesi assediati da cinghiali e caprioli: la caccia

Questa nuova azione legale costringerà noi e la Regione, che già aveva incassato due brucianti sconfitte per ragioni analoghe, ad una costosa causa, facilmente evitabile si fosse usata giustezza e buon senso; i cacciatori piemontesi nulla chiedono in particolare, se non l’essere trattati alla stregua dei loro colleghi di tutte le altre regioni italiane.

E non contenti di spendere altro denaro pubblico ora si vorrebbe anche impedire a soggetti aventi causa, e certo parti lese in questa situazione, di aderire al nostro ricorso presso il giudice amministrativo.

Un comunicato dell’Assessore, che si commenta da se ed ha già dato origine a profondo disappunto e reazioni rabbiose, è stato inviato ieri ai Presidenti di ATC e CA piemontesi, invitandoli a non ascoltare la richiesta delle Associazioni Venatorie di agire unitariamente contro il calendario venatorio.

Ambiti e comparti gestiscono la caccia sul territorio, si occupano di miglioramenti ambientali, prevenzione, ma dovrebbero anche pagare i danni al mondo agricolo; dovrebbero, perché dalla Regione questi fondi non giungono, non vengono trasferiti. All’interno dei Comitati di Gestione le Associazioni Venatorie hanno sei rappresentanti, ma altri sei li nominano le Associazioni Agricole, e dunque basterebbe una sana collaborazione per affrontare da subito tutte queste problematiche. Anche a dispetto di una politica miope ed inefficace.

Federcaccia Piemonte non ci sta, ed insieme ad altre Associazioni Venatorie riconosciute ai sensi della l.157/92, ha incaricato l’Avv. Prof, Paolo Scaparone di tutelare le ragioni dei cacciatori piemontesi avanti all’organo giudicante amministrativo.

Federcaccia Piemonte vuole collaborare con il mondo agricolo, l’ha sempre voluto, ed ora chiede alle Associazioni Agricole di poter stabilire insieme norme e condizioni, discutere di attività venatoria e piani di contenimento, fare pressione assieme a lei sulla Regione affinché venga affrontato e risolto in maniera definitiva il problema dei danni agricoli.

Questo poi già lo si potrebbe fare, e noi l’abbiamo proposto all’Assessore, suggerendo venga destinata gran parte della tassa regionale direttamente all’ATC o il CA, che così avrebbero in cassa le risorse per rimborsare integralmente i danni agricoli, in forma diretta e senza troppi lacci o lacciuoli. In Piemonte manca ancora una legge regionale sulla caccia, e non certo per colpa nostra, impantanata com’è tra uffici regionali, pareri legali e chissà quali altri conforti politici; la vogliamo in fretta e crediamo che questa debba essere uno strumento indispensabile, anche atto a risolvere i problemi del mondo agricolo.

Federcaccia Piemonte chiede rispetto, lo chiede per se e per tutti i cacciatori piemontesi, gente per bene che vuole solo poter esercitare in pace la propria passione.

Al mondo agricolo altro non abbiamo da raccontare, voi ben lo sapete come un buon raccolto lo si ottenga solo se prima s’è dissodato bene il terreno e lo si è concimato a sufficienza; ma sapete anche come a…seminar vento poi si raccolga solo tempesta. La Regione questo non l’ha ancora capito!

In considerazione delle problematiche sopra esposte, e dell’urgenza d’addivenirne a rapida soluzione, sarebbe buona cosa costituire un Gruppo di lavoro tra le Associazioni Agricole e quelle Venatorie che hanno manifestato contrarietà e disagio di fronte alle continue restrizioni alla loro attività operate dalla Regione Piemonte.

 

 

 

IL TAR PIEMONTE SI PRONUNCIA SULLE “BIANCHE” DELLA SCORSA STAGIONE:

Federcaccia Regionale del Piemonte, che era fra i ricorrenti, informa che il Tribunale Amministrativo regionale ha infine pronunciato la sentenza, ora pubblicata, in merito al ricorso 1075 del 2014 relativo alla Delibera che proibiva il prelievo della pernice bianca per la stagione 2014/2015.Il Tar, dopo aver ripercorso dettagliatamente i fatti e attentamente argomentato ha accolto il ricorso, riconoscendo l’illegittimità delle deliberazioni della Giunta Regionale nella parte in cui non autorizzano il prelievo della pernice bianca per la scorsa stagione, condannando anche la Regione Piemonte al pagamento delle spese processuali. 

In allegato il testo completo della sentenza.

 

 

 Aggiungi un posto a tavola... che c’è un amico in più!!!  

così dovrebbe continuare la celeberrima canzone del maestro Armando Trovajoli, scritta per l’omonimo musical...          

 

 

FEDERCACCIA PIEMONTE SI RIVOLGE AI SUOI ASSOCIATI                                        

Il giorno 6 maggio il Coordinamento delle AAVV Piemontesi ha incontrato l’Assessore Ferrero, con un nutrito ordine del giorno.

In realtà s’è discusso di due soli argomenti: uno, il pessimo calendario venatorio 2015/16, che stava a cuore ai cacciatori; l’altro, la caccia selettiva al cinghiale, “cavallo di battaglia” della nostra controparte. 

Venendo al calendario le Associazioni hanno manifestato tutto il loro disappunto, per modalità e contenuti, precisando come mai prima di oggi si fosse verificata situazione analoga.

L’Assessore ne ha preso atto, convenendo sulla necessità di apportare correttivi e facendo presente come fosse stata l’urgenza d’averlo approvato a rendere…imperfetto quel documento!

La sua proposta è stata infine quella di costituire un “tavolo di lavoro”, analogo a quell’organo consultivo previsto dall’abrogata 70/96 (Comitato regionale di coordinamento delle attività venatorie e per la tutela della fauna selvatica, art.24), a cui avrebbero anche partecipato esponenti delle AAVV, delle Associazioni Ambientaliste e di quelle Agricole, oltre a Enti Locali.

Dal loro lavoro congiunto sarebbero scaturite modifiche e…migliorie, che la Giunta avrebbe potuto nuovamente votare prima dell’inizio della stagione venatoria. Le Associazioni Venatorie hanno offerto la loro disponibilità, sempre che questo avvenga in tempi rapidissimi.

Federcaccia Piemonte ritiene che la strada della concertazione sia possibile, forse anche auspicabile, a condizione che si sani l’ingiustizia generale d’un documento che ora ci pone come…fanalino di coda del mondo venatorio nazionale.

Alcuni punti per noi restano irrinunciabili, a partire dall’apertura che deve essere anticipata e così via, senza voler ora entrare nel dettaglio di quelle che potranno essere le nostre richieste.

Quello che invece cari Amici si vorrebbe sapere da Voi, e dai federcacciatori delle nostre sezioni, è quali siano le aspettative del mondo venatorio piemontese, e dunque se di fronte ad un’offerta dell’Assessore ritenuta inadeguata, sia preferibile accettare per avere la garanzia di un inizio di stagione regolare o non, viceversa, agire nelle sedi opportune per ottenere tutela e giustizia. Va qui precisato come il termine ultimo per la presentazione di un ricorso al TAR, 60 gg. dalla data di pubblicazione, sia il 15 giugno, e dunque urge avere un Vostro riscontro nelle modalità che vi segnaleremo nei prossimi giorni.

Certi saprete essere collaborativi, ringraziamo e porgiamo cordiali saluti.

Federcaccia Piemonte

  

 

Risposta Federcaccia Piemonte a Comunicato coldiretti Cuneo:

La gatta frettolosa fece i gattini ciechi

Alcuni giorni fa è giunta agli Ambiti Territoriali di Caccia e ai Comprensori Alpini della Provincia di Cuneo una lettera proveniente dalla Federazione Provinciale Coldiretti di Cuneo.

Questo documento, che definire incompleto e gravemente offensivo sarebbe già puro eufemismo, lamenta la mancata adesione dei medesimi alla caccia di selezione per la specie cinghiale, facendo altresì intendere come sia novità dell’anno, dimentichi…forse, i nostri solerti dirigenti agricoli, come questa già si potesse effettuare nelle passate stagioni venatorie, per lo meno nei comprensori alpini.

Non contenti di questa prima imperfezione gli stessi continuano rimarcando, quasi fosse merito loro, l’azzeramento del costo dei capi di capriolo per la caccia di selezione.

Ebbene, qui va fatta chiarezza.

Il mondo agricolo elegge ben sei componenti nei vari Comitati di Gestione di ATC e CA, esattamente quanti ne spettano ai cacciatori, e giunge dunque spontanea una domanda: e dov’erano questi nostri amici quando venivano assunte certe decisioni?

Non basta: come mai le Associazioni Agricole non hanno assunto nessun provvedimento quando pochi mesi fa la Regione ha nuovamente vietato (l.r.32/82) i percorsi su strade forestali, in certi casi persino asfaltate, ai cacciatori?

Impedire il transito per l’esercizio della caccia, sia di selezione o meno, renderà impossibile, o quasi, il raggiungere certe zone ove gli animali possono proliferare indisturbati, e da lì irraggiarsi per creare quei danni che tutti ben conosciamo (colture agricole, incidenti stradali), e sono richiamati nella lettera Coldiretti; ma poi…come farebbero i cacciatori a portare via le spoglie degli animali abbattuti? Forse caricandoli a spalle e portandoli a valle?

Ci chiediamo inoltre quale conoscenza abbiano i dirigenti agricoli in merito alle abitudini del cinghiale, animale uso a muoversi e cibarsi preferibilmente di notte, e dunque difficilmente abbattibile attraverso la “caccia di selezione” durante giorno, quando si è ormai ritirato nel folto.

Non sarebbe meglio, crediamo noi, operare con altre misure di contenimento?

E come dimenticare l’ancor fresca lungimiranza della Regione che approvando il calendario venatorio 2015/16 ha ridotto la stagione di caccia al cinghiale di…ben tre giornate?

Hanno idea i nostri dirigenti agricoli di quanti animali si abbattano in tre uscite di caccia, ad inizio stagione e con squadre e cani in azione sul territorio? Noi crediamo di no, diversamente sarebbero stati i primi a chiedere la modifica del calendario!

Quanto poi alla considerazione relativa all’azzeramento dei prezzi di singoli capi per la caccia di selezione al capriolo, tutto ciò sembra piuttosto pretestuoso e propagandistico, giacché la caccia di selezione si effettua a seguito di preciso piano di prelievo approvato dalla Regione, venendo questi capi ad essere generalmente assegnati in breve tempo; nemmeno il costo ha determinato ostacoli alla richiesta di caprioli da parte dei cacciatori. Semmai, e qui ancora emerge il pressapochismo con cui s’è redatto il documento, le difficoltà di completamento dei piani sono dovute a problemi tecnici (nebbia, mal tempo, disturbi vari) e talvolta anche a causa di normative esistenti, indipendenti dalla volontà dei cacciatori; nemmeno sarebbe possibile pensare, come taluni nel mondo agricolo vorrebbero, all’eradicazione della specie capriolo.

Bisogna altresì considerare come gli incassi per le quote capriolo siano utilizzati per la gestione economica di molti ATC e CA, nonché per l’anticipo dei danni a favore del mondo agricolo; denari ancor più determinanti in un momento in cui il ritardo cronico della Regione nel trasferire fondi s’è fatto insostenibile. Dovessero mancare questi soldi non si riesce a capire come potranno proseguire nella loro attività di prevenzione danni, miglioramenti del territorio e gestione dell’attività venatoria, gli ATC e i CA ora sotto accusa!

Pertanto in virtù di tali considerazioni si ritiene opportuno invitare tale Associazione ad impiegare in maniera più produttiva il tempo dedicato al rapporto danni agricoli/caccia, preoccupandosi viceversa di elaborare proposte risolutive alle molteplici e serie problematiche del mondo agricolo; il tutto, ci permettiamo ancor di consigliare, senza spingersi a considerazioni fuori luogo su un’attività cui si dimostra conoscere molto poco.

Ultimo, ma non meno importante, giusto ricordare come i cacciatori per esercitare questa legittima passione, prevista ed autorizzata da legge nazionale, paghino…non siano pagati!

Ad ognuno il suo mestiere, anche perché fretta e impreparazione spesso offuscano la vista. 

Ufficio Stampa Federcaccia Piemonte          

Torino, 30 aprile 2015

 

Al contadino non far sapere…

Cosa…non dovrebbe sapere il contadino? Quale la notizia celata in un comunicato stampa della Regione, apparso in questi giorni su Piemonte Informa?

Forse che il mondo agricolo riceverà un aiuto imprevisto, malgrado le esauste casse della Regione?

O che nuovi fondi sono in arrivo dall’Europa?

No, purtroppo nulla di tutto questo, semplicemente che i tanto attesi rimborsi per danni arrecati alle colture da fauna selvatica, tarderanno ad arrivare.

A pagare, come stabilisce la legge 157/92, tecnicamente devono essere ATC e CA, cui la Regione spetta preventivamente trasferire i fondi per ristorare gli agricoltori danneggiati dalle scorribande di cinghiali e caprioli, roditori o di uccelli come cornacchie e gazze definiti “opportunisti”, da quando s’ scoperto di non poterli più chiamare…nocivi!

Dovrebbe pagare puntuale, ma non lo fa, perché da Torino i quattrini partono sempre con molta fatica, e negli ultimi tempi anche raramente, sebbene questi…eurini, destinati ai danneggiati, la Regione li abbia già incassati ben prima attraverso tasse e balzelli cui sono soggetti gli oltre 25.000 cacciatori piemontesi!

ATC e CA, pure quelli finanziariamente sostenuti dai…terribili cacciatori, hanno l’incombenza di anticipare il 10% del danno accertato e periziato, utilizzando per farlo le loro risorse economiche.

Questo accade dal 2007, deciso dall’allora assessore alla caccia (Dgr. n. 115-6742, 03/08/07), con colpo di mano simile a quelli con cui un governo impone, chissà perché spesso…nottetempo, nuove tasse o aumenti delle accise sulla benzina.

Non bastasse ciò, vi sarebbe ora la pretesa che siano gli ambiti ad anticipare tutte le somme spettanti al mondo agricolo, e non solo più il 10%, rimanendo gli stessi creditori di ingenti somme per fondi istituzionali.

Tutto ciò appare quanto mai azzardato, se non addirittura pretestuoso, giacché ATC e CA non sono onlus alimentate con versamenti volontari di sconosciuti benefattori, bensì organismi nati per operare sul territorio non solo per la prevenzione danni e i miglioramenti, ma pure per gestire l’attività venatoria che, ricordiamolo sempre, è lecita nonché perfettamente consentita da leggi dello Stato Italiano.

Entriamo ora nel dettaglio del comunicato stampa: Giorgio Ferrero, Assessore ad Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Piemonte, ha dichiarato d’aver disposto un trasferimento di 1,86 ml di euro per i danni relativi al 2014, mentre per gli anni precedenti, continua la nota dell’amministratore astigiano, si starebbe ancora lavorando; con l’ottimismo della Regione, sostiene Lui, con il pessimismo degli addetti ai lavori aggiungiamo noi.

Quei soldi, infatti, nemmeno basteranno per i danni di quell’anno, figuriamoci per sanare il passato, mancando all’appello ancora diversi milioni d’euro; denaro spettante ai contadini e che, in un momento di crisi come l’attuale, sarebbe certo meglio utilizzato da loro piuttosto che lasciato in mani pubbliche.

Sappiano comunque gli amici agricoltori, siano essi grandi imprese piuttosto che piccoli nuclei famigliari o singole persone, che la Regione di soldi tutti gli anni ne stanzia parecchi per molte finalità e talvolta, riteniamo noi, anche  malamente, ma che le continue restrizioni operate a danno dei cacciatori certo provocheranno l’inevitabile diminuzione del loro numero, con conseguente proliferare di fauna selvatica e aumento di danni agricoli, nonché la riduzione degli incassi a beneficio delle pur bisognose casse regionali.

Il mondo della caccia per tutto questo nulla può fare, salvo affiancare come sempre gli agricoltori, cui ci lega antica amicizia e spirito di collaborazione.

Lasciamo da parte…formaggio e pere, e completiamo allora il titolo:

“Al contadino non far sapere…perché quei soldi non riesce ad ottenere!”

 

Due indizi…fanno prova?

Sosteneva Agatha Christie, la più tradotta scrittrice inglese di sempre e giallista di rango mondiale, che…un indizio è un indizio, due una coincidenza, tre una prova.

E allora pensando a quanto accaduto negli ultimi nove mesi sorge spontaneo un quesito: ma la Regione Piemonte vuole male alla caccia?

Forse che all’Assessore…interessi poco dell’attività venatoria?

Perché qui, cari amici, gli indizi ci sono tutti, anche se per adesso solo due, ma belli grandi!

Il primo è di luglio 2014, quando ad una richiesta scritta delle Associazioni Ambientaliste e Animaliste corrispose una risposta positiva dell’Assessore Ferrero, insediato da nemmeno due settimane ma già capace d’assecondarli puntualmente e lestamente, quasi fosse un arbitro che assegni un rigore fischiando a richiesta, smentito da assistenti e moviola!

E così i cacciatori alpini piemontesi, per la prima volta da decenni, dovettero rinunciare a cacciare la pernice bianca, nonostante dati scientifici a legittimarlo e censimenti effettuati secondo regole ferree e le “Linee Guida” stabilite dalla stessa Regione Piemonte.

Un po’ come se l’arbitro ordinasse ad una squadra di fermare il gioco, e poi le fischiasse contro un fallo perché qualcuno dei suoi giocatori ha toccato il pallone con le mani.

Da meno non furono quegli altri amministratori regionali, loro colleghi e potremmo dire…della stessa associazione arbitri, che un paio di mesi dopo, vollero dare dimostrazione di piena acquiescenza ad una maggioranza definita…a spiccata sensibilità ambientalista!

Fu Pro Natura a scrivergli, invocando la cancellazione d’un diritto sacrosanto dei cacciatori: la possibilità di compiere percorsi fuoristrada con mezzi motorizzati nei giorni di prelievo, e per l’espletamento dell’attività venatoria.

E’ discriminante verso altri appassionati, scrissero i loro referenti, siano essi cercatori di funghi, escursionisti, arrampicatori, e così venne abrogata la norma che consentiva loro il transito, pur se i cacciatori per esercitare la loro passione pagano fior di tasse e balzelli assortiti.

Altro rigore, anzi questa volta pure un pesante fallo d’espulsione fischiato ad inizio partita su richiesta d’una parte, ma senza il minimo confronto con i componenti della terna arbitrale o la squadra avversaria.

Gli indizi a questo punto sono due, eclatanti e convincenti, ma, come ci direbbe Agatha Christie, potrebbe pur sempre trattarsi d’una semplice coincidenza.

Noi non lo sappiamo, ma siamo sicuri che i nostri arbitri/governanti sapranno presto colmare questa lacuna, consegnandoci un nuovo pesante indizio.

L’occasione non mancherà di certo, e già qualcosa l’abbiamo visto con il calendario venatorio recentemente approvato; il peggio però potrebbe ancor venire, perché sul tavolo c’è da affrontare il nodo della nuova legge regionale, e sappiamo anche come germoglieranno altre brillanti intuizioni nel mondo animal/ambientalista. Come si diceva un tempo…non c’è il due senza il tre.

Ad ogni buon conto le prove acquisite vanno mostrate e dimostrate, e dunque troverete allegate le due lettere, quasi fossero la tanto agognata…pistola fumante che risolve il giallo!

p.s. Stavamo inoltrando la nostra comunicazione quando è giunta l’ultima lettera, nuovamente da Pro Natura e sempre all’Assessore Ferrero.

Alleghiamo anche quella: chissà non sia questo il terzo indizio che aspettavamo…