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54ª UNCZA FIdC Brescia
Sezioni Federcaccia Alta Val Camonica
COMPRENSORIO ALPINO DI CACCIA CA1 PONTE DI LEGNO
Vezza d’Oglio, Alta Val Camonica (BS)
Centro eventi
28-30 giugno 2019

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Discorso di investitura del Ns. nuovo Presidente Giorgio Rondano.

-Sono Giorgio Rondano, ho 57 anni. 
Ho iniziato ad appassionarmi alla caccia in giovane età quando, come tanti di Noi, non ancora in possesso della licenza seguivo mio nonno e mio padre durante le battute di caccia. 
Oggi caccio principalmente con il cane da ferma e pratico la caccia di selezione al capriolo e cinghiale e dal mio primo porto d’armi sono tesserato in Federcaccia.
Sono onorato di essere stato eletto Presidente Federcaccia del Piemonte, anche se per la prima volta il Presidente regionale non viene eletto all’unanimità. 
Sarà comunque il mio compito primario riportare unità d’intenti tra tutte le sezioni provinciali piemontesi e azzerare le eventuali discrepanze che queste elezioni avessero creato.
Federcaccia deve avere come obiettivi imprescindibili, difendere l’arte venatoria, difendere la dignità dei cacciatori, difendere l’ambiente e il territorio.
Federcaccia deve accollarsi l’onere di insegnare alle giovani generazioni cos’è l’arte venatoria e come essa si fonde con l’ambiente e la natura, ed è mia opinione che bisogna farlo non con noiose lezioni impartite sui banchi di scuola ma bisogna portare i ragazzi a conoscere l’ambiente direttamente sul campo, perché possano imparare e riconoscere i ritmi dei cicli naturali e aspettare i suoi risultati. 
La scienza e la tecnica hanno modificato la comprensione e la dinamica della vita provocando l’accelerazione del tempo e l’alterazione dei ritmi naturali. 
Come diceva il filosofo Adolfo Pérez Esquivel “quando si rompe l’equilibrio tra l’essere umano e la natura si origina la violenza”. 
A Casale Monferrato lo scorso mese un capriolo è stato investito nelle vicinanze della stazione ferroviaria, praticamente in centro città, e di recente un grave incidente sulla A1 con un branco di cinghiali ha causato la morte di un automobilista e il ferimento di dieci persone, questi episodi hanno riacceso la discussione sulla presenza sempre più pericolosa degli animali selvatici lungo le strade del Piemonte e sulla devastazione delle colture agricole.
Un problema sentito non solo in Piemonte ma in tutta Italia che continua essere oggetto di discussione e di diatribe tra chi questi animali li vuole controllare e chi invece li vuole proteggere pensando che l’ambiente sia rimasto quello delle foreste neolitiche.
Purtroppo l’uomo ha trasformato l’ambiente distruggendo e modificando la vegetazione naturale di intere regioni e solo grazie alla passione venatoria di nobili cacciatori, in Piemonte ricordiamo i Gonzaga e i Savoia, hanno permesso che alcuni ambienti rimanessero inalterati.
La gestione oculata fatta dal mondo venatorio ed in particolare da Federcaccia da sempre ha permesso di governare in modo sostenibile la fauna selvatica sia quella cacciabile che quella protetta, ma un mondo animalista integralista ha mutato gli equilibri, invece di inseguire i veri obbiettivi per migliorare l’ambiente, ha riversato sui cacciatori tutte le sue forze, trovando nel mondo venatorio il capro espiatorio di tutti i mali dell’ambiente.
In Piemonte, questi ultimi cinque anni di governo regionale anticaccia, sono stati per noi seguaci di Diana un vero tormento, voluto dalla peggior amministrazione regionale di sempre, aldilà del colore politico. 
Il Parlamento Piemontese ha saputo solo promulgare una legge chiaramente anticaccia il cui articolato si basa solo su aumenti delle limitazioni, aumenti delle sanzioni ed aumenti delle aree in cui l’attività venatoria è vietata.
Tutto questo ha dato al Piemonte la peggior Legge venatoria di tutta Italia e forse d’Europa. 
In questi ultimi 5 anni più di 7000 cacciatori piemontesi non hanno più rinnovato il tesserino, non per morte o vecchiaia, ma perché sconfortati da terreni senza selvaggina e da istituzioni “nemiche”.
Sarà compito di questo consiglio fare in modo che la nuova Legge 5/2018 cambi soprattutto su questi punti:
Reinserire come specie cacciabili: fischione, canapiglia, mestolone, codone, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, combattente, moriglione, allodola, merlo, pernice bianca, lepre variabile;
Reintrodurre la possibilità di circolazione sulle strade campestri a tutti i cittadini in possesso del tesserino per l’attività venatoria, sia per i censimenti che per il recupero degli animali prelevati;
Ripristinare l’ammissione ad ATC e CA con le giuste limitazioni di numero che il territorio permette;
Abolire l’obbligo dell’attestato di partecipazione a prova di tiro per la caccia di selezione;
Abolire l’obbligatorietà del giubbotto ad alta visibilità almeno per alcuni i tipi di caccia e abolire le bande retroriflettenti;
Ripristinare l'esercizio venatorio in tutte le domeniche del mese di settembre;
Rivedere la disciplina dei ripopolamenti di fauna;
Rivedere la normativa sulle rappresentanze e sulle incompatibilità nei comitati di gestione;
Istituire zone temporanee finalizzate alla crescita, preambientamento e irradiamento di esemplari di fauna selvatica.
Federcaccia deve assumersi la responsabilità di partecipare alla gestione degli ambiti e dei comprensori portando nei comitati la sua esperienza, perseguendo gli obiettivi di tutela e conservazione della fauna selvatica, di tutela dell’equilibrio ambientale, di riqualificazione degli habitat, favorendo i miglioramenti ambientali e incentivare miglioramenti nelle tecniche e pratiche agricole. 
Un altro obbiettivo è sicuramente l’unità d’intenti tra le Associazioni Venatorie, con il giusto riconoscimento di rappresentanza, unità fondamentale per gli interessi dei cacciatori. 
Un mondo venatorio spaccato al suo interno non può che creare spazi a chi la caccia la vuole abolire. 
Una importante prova di unità è quanto avvenuto in Francia, dove la coesione tra associazioni ha portato a far approvare la Legge sul reato di disturbo all’attività venatoria, mentre in Italia invece, si susseguono leggi e articolati che hanno l’obiettivo di far chiudere la caccia in modo ambiguo, nascondendosi dietro alla pubblica sicurezza o al rinnovo del porto d’armi.
Negli altri stati europei la caccia è presente nel tessuto sociale mentre in Italia ed in particolare in Piemonte viene bistrattata. 
L’Italia vanta la maggior parte delle imprese europee legate alla caccia e il settore caccia è una delle eccellenze italiane nel mondo.
Oggi c’è la necessità di garantire l’avvenire della caccia difendendola e diffondendola sia come tradizione che come componete del tessuto sociale. 
La caccia deve tornare ad avere un suo ruolo riconosciuto ed apprezzato all’interno della società civile, come avviene negli altri paesi europei e la comunicazione, l’informazione e la ricerca devono essere i mezzi per ottenerlo. 
L’arte venatoria è un diritto dei cacciatori sancito dalle leggi, è una tradizione, è un patrimonio da preservare e tramandare alle future generazioni.
La caccia è sicuramente un’attività sostenibile a salvaguardia delle biodiversità e degli equilibri ambientali ed il cacciatore rappresenta sicuramente un’utilità sociale.
Sono fiducioso sul futuro di Federcaccia, sarò il Presidente di tutti i Federcacciatori del Piemonte, della pianura, della collina, dell’Appennino e delle Alpi.
Dal Vs. Presidente con un caro saluto a TUTTI gli Associati e loro famiglie.
Viva Federcaccia 
Giorgio Rondano

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